La mia Africa: itinerario e luoghi da vedere! PART 2

Se state leggendo questo post è perché siete affascinati dall’Africa e, sopratutto, perché avete già fatto scorta di consigli da prender nota nella prima parte di “La mia Africa”. Questa seconda parte si incentrerà maggiormente sull’itinerario che abbiamo scelto e sui luoghi che abbiamo visitato. In più, troverete tantissime foto di ogni posto visto che, spero, siano di vostro gradimento!

Allacciate le cinture e mettetevi comodi. Vi porterò con me in Kenya, anche se solo con la fantasia. 🙂

Il nostro viaggio è iniziato da Roma Fiumicino in una calda mattinata di Agosto. Arrivare in Kenya non è per nulla semplice, nonostante non sia molto lontano,  vi toccherà fare qualche ora di scalo e vi ritroverete a viaggiare per circa 24 ore prima di poter arrivare in questa terra magica. Dopo dure ore di viaggio per arrivare a Roma(essendo di Napoli), 4 ore di volo per il Cairo, scalo di 6 ore in Egitto, altre 4 ore di volo verso Nairobi e 6 ore di auto verso Amboseli, ho ringraziato Dio che il viaggio fosse finalmente iniziato. Perché sì, nonostante si smetta di viaggiare verso il Kenya, si inizia a vivere un’altra parte di viaggio: la scoperta delle sensazioni primordiali. Come vi ho anticipato nel post precedente – La mia Africa parte 1 , abbiamo scelto la nostra guida direttamente dall’Italia e, al nostro arrivo, era lì ad attenderci all’aeroporto di Nairobi. L’atterraggio è avvenuto intorno alle 3 del mattino poiché in Kenya si atterra sempre di notte e, nonostante fossimo cotti, non vedevamo l’ora di salire in auto e avviarci verso il  parco nazionale di Amboseli. Vi dirò che durante il tragitto in auto mi sono sentita scossa e spossata, sensazioni dovute alla stanchezza accumulata e dalla diversità dei paesaggi che mi si presentavano. Nairobi, a quell’ora di notte, è estremamente pericolosa e non vedevo l’ora ci incamminassimo verso Amboseli dove, paradossalmente, mi sarei sentita più al sicuro nonostante le 6 ore di auto da percorrere. Durante il viaggio in auto, tra un pisolino e un altro, ammiravo senza parole quelle distese di terreno abitate solo in parte e in maniera dispersiva. Case di ferro, baracche di alluminio che vendevano frutta, bambini scalzi e mal vestiti, erano solo alcune delle cose che credevo di conoscere, grazie alla televisione, ma che dal vivo hanno tutto un altro effetto. A metà strada, ormai in pieno giorno, abbiamo fatto sosta in un paesino dove poter acquistare una scheda telefonica locale e non potevo credere ai miei occhi: un gruppo di bambini malconci si è avvicinato al nostro van ,come se fossimo chissà quale divinità, e hanno iniziato a chiederci qualsiasi cosa. Naturalmente, sia io che i miei amici, abbiamo iniziato a regalare gomme da masticare, caramelle e un pacco di biscotti, l’unico che avevamo con noi acquistato in aeroporto. Non avevo mai visto prima un gruppo di bambini azzuffarsi per dei semplici biscotti. Noi che siamo abituati a vedere i nostri figli, nipoti, litigare per i video game o il cellulare, in queste parti del mondo si litiga per spartirsi un biscotto. Con il cuore pesante, abbiamo proseguito il tragitto e finalmente avevamo la possibilità di poter comunicare con l’Italia e poter usufruire di internet. Arrivati ad Amboseli, la nostra guida ha sbrigato le varie pratiche per poter oltrepassare i confini del parco e vi dirò che, una volta entrati, è come vivere in un documentario. Mandrie di zebre, gazzelle, antilopi, iene, giraffe ed elefanti ci hanno dato il benvenuto e, come per magia, la stanchezza è svanita come neve al sole! Il paesaggio di Amboseli è vasto ed esteso, senza dune e colline, ed è popolato da tantissimi animali che non dimostrano affatto di aver paura di attraversarvi la strada mentre percorrete il percorso o, addirittura, non temono di avvicinarsi molto alle auto. E’ il loro territorio e noi siamo ospiti della natura.

 

Il safari è durato circa due ore e, dopo aver fatto il carico di bellezza, ci siamo addentrati verso il nostro Lodge: il Sentrim Amboseli per fare anche il pieno di energie! 🙂 Il Lodge l’ha scelto la nostra guida, assieme a noi, al momento della prenotazione e vi dirò che l’accoglienza è stata magnifica: succo di frutta fresco e asciugamano caldo per rinfrescare il viso. La location era meravigliosa e meglio di come ce l’aspettavamo! Le camere sono delle tende da campeggio molto grandi, spaziose e ben curate e, siccome non ci sono finestre e la porta d’ingresso è composta da una grossa cerniera che potrete chiudere con un lucchetto interno, vi sembrerà di stare all’aperto. In effetti è proprio così poiché eravamo nel bel mezzo della savana, ai piedi del Kilimangiaro e circondati da animali di ogni specie in totale libertà. Dopo il check-in abbiamo pranzato nel ristorante del Lodge dove c’era tantissimo cibo ben disposto e buono da leccarsi i baffi. Nel pomeriggio , prima di riprendere con il safari, la nostra guida ci ha informati che a pochi km di distanza dal nostro Lodge c’è un villaggio Masai dove vivono pochi membri di una tribù  Masai di Amboseli. Ovviamente, in preda all’eccitazione, abbiamo chiesto di poter fare visita al villaggio portando loro un’offerta. Così ci siamo incamminati a piedi nella savana e dopo 10 minuti di camminata ho scorto dei bimbi che giocavano a calcio con una palla fatta di cartone e fango. Qualche metro più avanti si sono presentati a noi un’intera famiglia, con tanto di neonati, che vedendo il nostro amico keniota ci hanno permesso di entrare in casa loro e di essere partecipi ad una loro danza di benvenuto. Di quel momento ricordo gli occhi scurissimi di quei bambini e il loro modo di sorridere così gentile e imbarazzato. Ho provato, in quel momento, a guardare il mondo attraverso gli occhi di un bambino. Senza fare distinzione di etnia, di razza, colore della pelle. Essere uguali agli altri, nonostante non si possegga nient’altro che un sorriso.

A calar del sole siamo rientrati nel Lodge e di nuovo cena a buffet e relax davanti ad un grande falò situato nell’area relax. Ad Agosto fa veramente molto freddo e di sera la temperatura scende fino a sfiorare i 13 gradi, per cui vi consiglio di munirvi di felpa e pantaloni lunghi. Quando siamo rientrati in camera ammetto di aver temuto di non riuscire a dormire. Dopotutto eravamo nel bel mezzo del nulla, in una tenda, totalmente al buio poiché il generatore di corrente funziona fino ad una certa ora e sentivo i versi degli animali che sembravano essere vicinissimi. Morale della favola? Sono letteralmente crollata, cullata dal canto degli animali e dall’emozione di una fantastica giornata appena conclusa.

Il giorno seguente son balzata dal letto con la speranza di poter ammirare il Kilimangiaro che, purtroppo, si è nascosto dietro una folta scia di nuvole e nebbia. Ho smaltito la delusione affondando i dispiaceri in un’abbondante colazione intercontinentale servita magistralmente da gentilissimi camerieri dal sorriso dolce a amichevole. Alle 9 eravamo nuovamente in viaggio verso il secondo parco nazionale, ovvero Tsavo East, ed è stato emozionante notare quanto cambiasse il paesaggio man mano che ci allontanavo dal primo parco. Le temperature erano molto più calde e afose e il paesaggio circostante andava assumendo sempre più i colori del rosso. Arrivati al Voi Safari Lodge ci hanno accolto con un succo di mango e un’asciugamano, questa volta, freddo da passare sul viso. Praticamente avevo almeno uno strato di terriccio rosso sulla pelle da ciò che ho potuto constatare dopo aver pulito il viso. Fatto il check-in e pranzo con vista sulla savana, ci siamo incamminati nell’entroterra del parco alla scoperta di nuove emozioni. La nostra guida ci aveva anticipatamente avvisato che le strade sarebbero state molto più dissestate e che, a giornata conclusa, sarebbe stato utile assumere un antinfiammatorio per il mal di testa. Infatti, arrivati al parco, il percorso ci è sembrato da subito tortuoso e pieno di dune da scalare con la jeep ma, nonostante ciò, sentivo di amare quei paesaggi ancor più di quello precedente. Persino gli elefanti mi apparivano più eleganti con la loro pelle rossa dovuta dal colore delle pozze d’acqua dove amano passare il loro tempo. Forse, il mio sesto senso, era già in allerta e sapeva ancor prima di arrivare che, finalmente, avremmo avvistato i leoni! Mentre la nostra jeep proseguiva sul percorso, l’autista ha ascoltato una comunicazione alla radio dove un’altra auto gli aveva appena comunicato che Simba si era fatto vivo. Una virata, piede sull’acceleratore e in pochi minuti eravamo accostati, con auto spenta e in silenzio assoluto, a pochi metri da due leonesse che se la stavano spassando in totale relax. Purtroppo non erano vicinissime e non potevamo avvicinarci ulteriormente ma sono riuscita comunque a scattare qualche foto a questo animale fantastico e incredibilmente elegante.

Con gli occhi ancora emozionati alla vista dei leoni, siamo rientrati nel Lodge al calar del sole e la vista dalla camera era semplicemente mozzafiato! Di tutto ciò ho dei ricordi bellissimi e immagini nitide si sovrappongono tra di loro. Mi basta chiudere gli occhi e rievocare quanto ho vissuto per poter rivivere la magia dell’Africa.

Il giorno seguente: sveglia all’alba, colazione abbondante e zaino in spalla. Un’altra giornata nella savana era appena iniziata e per uscire dal parco di Tsavo East ci sarebbero volute 5 ore di auto fino ad arrivare a Watamu. Ignari di un incontro speciale, siamo saliti a bordo della nostra jeep e ci siamo incamminati verso l’uscita quando , ad un certo punto, l’autista ha rallentato il passo fino a spegnere l’auto. Due leonesse, nascoste dietro ad un cespuglio, stavano sbranando una carcassa dall’odore nauseabondo. Non avremmo potuto chiedere di più da quell’ultima giornata di safari! Persino un branco di giraffe ci ha attraversato la strada in corsa e a me sembrava di vivere in uno dei tanti documentari che passano alla tv.

Lasciando la savana ho pensato che un’esperienza così non può che essere motivo di gratificazione nei confronti della vita. Forse, questo, è il motivo per cui amo tanto viaggiare: diventare ricca ma non di cose materiali, bensì di emozioni che vivranno per sempre nei miei ricordi.

Il tragitto verso Watamu è stato piacevole e tranquillo, così tanto da approfittare di schiacciare un pisolino per recuperare le energie. Per il pranzo ci siamo fermati ad un Lodge molto carino dove il nostro amico keniota aveva già prenotato ed organizzato tutto. Vi dico che lì ho mangiato una focaccia al rosmarino davvero squisita! Il proprietario è un simpatico signore di 40 anni di origine romane che ha deciso di vivere lì da che era un ragazzino di soli 20 anni. Con la pancia piena ci siamo rimessi in cammino e siamo arrivati a Watamu nel primo pomeriggio. Abbiamo mostrato alla nostra guida l’indirizzo della villa che avevamo preso in affitto ed è stato semplicissimo arrivarci. Per arrivare a Watamu abbiamo attraversato anche Malindi, cittadina molto più grande e caotica. Il caos di gente a piedi, in moto, capre e mucche che gironzolano per le strade è indescrivibile. Immaginatevi il traffico di una grande città italiana ma allo stato primordiale! La vita a Watamu, come a Malindi, scorre serena anche così: ogni angolo è popolato di gente che, senza troppi fronzoli, vive la propria quotidianità all’insegna di istinti di altri tempi.

Una volta arrivati a casa abbiamo sistemato i bagagli e siamo usciti immediatamente in cerca di un supermercato per riempire frigo e dispensa. La casa era bellissima e molto più grande di quanto immaginassimo! Dopo svariate ricerche in internet abbiamo scelto la Casa di Fabio – Watamu su Airbnb, sito d’eccezione e più che sicuro! Per il primo giro nel quartiere ci siamo fatti accompagnare dal nostro amico keniota poiché eravamo spaesati e un po’ intontiti dal viaggio in auto. Il giorno dell’arrivo a Watamu pioveva e ciò ha incentivato a renderci ancora più vulnerabili e agitati perché temevamo che fosse pericoloso e non alla portata di un occidentale abituato a vivere in altri modi. Ma si sa: fa parte del gioco e viaggiare è meraviglioso proprio perché ti fa scontrare con altre culture e stili di vita. Entrati al supermercato, il più grande di tutta Watamu, ci siamo guardati intorno e ci è bastato poco per capire che ai locali applicano un prezzo molto più economico rispetto ad un prezzo da turista. Beh, se proprio ve lo devo dire, ogni mondo è paese e, spesso, funziona così anche in Italia. Fatta la spesa siamo tornati a casa e abbiamo commissionato il nostro chef personale di prepararci qualcosa da mangiare per la cena. Ogni casa a Watamu ha un personale composto da chef, guardiano della casa e inserviente per le pulizie. Così, finalmente, alle 20 eravamo seduti comodamente a guastarci un buonissimo piatto di spaghetti al pomodoro e una freschissima insalata mista. Se ripenso allo chef mi ritorna in mente il suo sguardo gentile e premuroso che difficilmente dimenticherò.

Il giorno seguente, senza l’aiuto della guida poiché di giorno hai una visione del posto completamente diversa, ci siamo incamminati verso la spiaggia più vicina casa nostra. Abbiamo attraversato una parte di spiaggia a piedi prima di fermarci da Mary’s beach, una location molto semplice e carina di due italiani espatriati lì per almeno 6 mesi all’anno. Finalmente ci siamo goduti di un po’ di relax, cibo buonissimo, sole e temperale improvviso. Insomma, non ci è mancato proprio nulla! 😀

A Watamu abbiamo vissuto così: tra escursioni da una spiaggia e l’altra con paesaggi mozzafiato e mare cristallino e sabbia bianchissima!

Tra le spiagge da non perdervi vi segnalo il Garoda beach: un resort fantastico dove si può stare tranquilli tra la spiaggia e le tante piscine a disposizione. Il mare, a Watamu, cambia a seconda delle maree e svariate volte al giorno. La prima volta che siamo andati al Garoda siamo rimasti delusi poiché il mare era altissimo e molto mosso. Ci siamo sistemati in piscina fino al pomeriggio con un po’ di amarezza perché speravamo fosse diverso. Ma, nel tardo pomeriggio, risalendo verso la spiaggia ci siamo meravigliati dalla completa diversità del mare: acqua chiarissima, bassa marea e la possibilità di attraversare il mare camminando sulla sabbia laddove prima c’era solo acqua. La natura è davvero incredibile!

Safina beach e Sardegna 2: a mio avviso la spiaggia più bella di Watamu! Sono stata in Messico qualche anno fa e ho fatto il bagno nel mar dei Caraibi ma credetemi se vi dico che il paesaggio che c’è a Sardegna 2 non l’avevo mai visto prima. E’ qualcosa di magico, unico e irripetibile in qualsiasi altro posto del mondo! La chiamano Sardegna 2 perché c’è il Billionaire di Briatore, proprio come in Sardegna e il mare è davvero magico. Qui potrete camminare sulla bassa marea che si crea in particolari ore del giorno e vi ritroverete ad attraversare il mare, dove prima c’era l’acqua alta, alla scoperta delle stelle marine. Proprio qui, a Sardegna 2, ci siamo affidati ad un ragazzo del posto per fare questa escursione e abbiamo attraversato la bassa marea per poi recarci su un isolotto creato dalla marea stessa. Per me è stata un’esperienza incredibile! Inoltre, abbiamo goduto dell’ospitalità dei ragazzi del Safina beach che ci hanno accolto con balli tipici, cocktail alla frutta e tanto cibo buonissimo. Vi consiglio di andarci presto al mattino , con un taxi, altrimenti rischierete di non trovare posto.

Isola dell’amore: anche qui mare cristallino e possibilità di attraversare il mare grazie alla bassa marea. Ci siamo affidati ad un beach boys che ci ha aiutato ad attraversare il mare portandoci dall’altro capo della spiaggia dove c’è, appunto, questo isolotto chiamato “isola dell’amore”.

Papa Remo: location fantastica, cibo buonissimo e ospitalità in uno dei resort di Watamu dove è possibile entrare e restare lì per l’intera giornata, anche se non si è ospiti dell’albergo.

Altre escursioni degne di nota sono le Rovine di Ghede e la “Cucina del Diavolo – Marafa“. Per andarci abbiamo chiamato il nostro amico keniota che ci accompagnato durante i safari che ha provveduto ad organizzare il trasporto. Le rovine vanno viste perché ci abitano famiglie intere di scimmie che non ci penseranno due volte a salirvi sulle spalle o addirittura in testa per un pezzo di banana!

Il Canyon di Marafa si trova ad un’ora da Malindi ed è immerso in un paesaggio molto suggestivo e caratterizzato da grandi radure di alberi e terra rossa. Una volta arrivati , con l’aiuto di una guida, abbiamo attraversato il Canyon fino arrivare in cima al monte dove abbiamo ammirato un tramonto stupendo. Qui incontrerete dei bambini che vi faranno compagnia durante tutto il tragitto e non vi chiederanno altro che una caramella.

Ma ciò che porterò nel cuore è sicuramente aver potuto fare visita ad un villaggio vero e proprio, senza nessun inganno o attrazione per i turisti. Abbiamo stretto un rapporto di stima e fiducia con il nostro amico keniota che ci ha accompagnato dai safari fino alla fine del nostro soggiorno in Kenya, così non ha esitato due volte quando gli abbiamo chiesto se fosse possibile fare visita ad un vero villaggio di Malindi. Ci ha aperto le porte di casa, ci ha permesso di entrare nel suo villaggio e nella sua umile dimora fatta di cemento e fango. Ci hanno accolto tantissimi bambini, curiosi e attratti dal colore pallido della nostra pelle. Non sono abituati a vedere dei turisti perché la loro vita si svolge lì, nel villaggio, e alcuni hanno persino paura di avvicinarsi. Ho dovuto pregarli affinché accettassero una caramella. Al nostro arrivo abbiamo regalato farina e riso. Ovviamente, quando ho tirato fuori le caramelle, sono stata invasa da tantissimi bambini che non vedevano l’ora di riceverne una. Grazie al mio amico keniota, siamo riusciti ad accontentare tutti sistemandoli in fila indiana così da accertarci che tutti potessero ricevere una caramella. All’arrivo in casa di Kazungu, le sue due bimbe sono arrivate correndo verso il padre e noi. La più piccola, Pili, era un po’ titubante e ci ha impiegato qualche minuto prima di sciogliersi completamente. Siamo arrivati proprio mentre Pili e i suoi amichetti erano alle prese con il bagnetto serale e sono rimasta incantata da come fossero ordinati ad attendere il proprio turno prima di poter entrate in grossa bacinella di plastica e usufruire della “doccia”. Kazungu vive con la madre anziana e, quando le ho stretto la mano,  mi ha sorriso e gli occhi le si sono riempiti di lacrime. Non dimenticherò per il resto della mia vita quel momento e il suono del battito del mio cuore che stava per esplodere di gioia.

Si conclude qui il nostro viaggio in Kenya e spero di non avervi annoiato con il mio racconto di viaggio e le tantissime foto che ho voluto condividere. Anzi, mi auguro che i miei racconti possano esservi d’ispirazione e d’aiuto qualora decideste di andare in Africa e fare il pieno di emozioni. Scrivere di questo viaggio mi ha permesso di rivivere tutti quei momenti che, spesso, vengono assopiti a causa del trambusto quotidiano. Il più delle volte, durante le notti insonni, mi capita di ripensare a quanto io sia stata fortunata ad aver vissuto tutto questo, a quanto sia bello viaggiare e poter abbattere i limiti della paura, del pregiudizio, delle proprie conoscenze. Sono grata a questa vita che, nonostante non sia sempre rosea, mi permette di poter raggiungere parti del mondo che ho sempre sognato.

Preferisco i viaggi alle vacanze. Preferisco le partenze agli arrivi. Preferisco le scoperte alle certezze. Perché nel viaggio nulla è impossibile e tutto mi sorprende: i colori, le luci, i profumi, le sensazioni. Ogni senso è amplificato e ogni cosa mi arriva dentro con una tale violenza da lasciarmi senza fiato. Preferisco conoscere e conoscermi perché tutto mi è nuovo, persino me stessa.

Al prossimo viaggio,

Anna

Tutte le info e domande sul Kenya, nella prima parte -> “La mia Africa: Come organizzare il viaggio fai da te in Kenya

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1 Comment

  • Ho sentito parlare tantissimo del Kenya come una fra le più belle regioni africane e il tuo viaggiomi ha incantata. Se si può questi sono i viaggi da fare dove poi si rientra arrichiti non solo dalle emozioni ma anche da quanto il nostro cuore ed il nostro io ha acquisito. E’ una cosa che è soggettiva ma chi la percepisce sente una pace e questa rimane sempre nel nostro io.
    Belle immagini tutte non mi ha annoiato il tuo racconto anzi. E’ un viaggio che non farò mai non è nella mia portata sopra tutto per il costo per quanto si possa restringere e poi penso che la fatica forse non va bene per noi d’altra parte stiamo bene siamo vintage 80 e 74 ma certi viaggi li possiamo solo sognare e guardare. Grazie di questo viaggio l’ho fatto assieme a te. Scusa il lungo commento. Un abbraccio e buona giornata.

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